LE ASSOCIAZIONI

Dopo molti anni di pratica e di formazione, i Clinici di rete hanno bisogno di uno spazio per mettere in comune le esperienze vissute nei vari territori. Si tratta di creare una rete delle reti, che permetta lo scambio e la discussione tra gli esperti di rete di un medesimo territorio. Ogni paese dove hanno luogo le “Cliniche di Concertazione” e altri Lavori Terapeutici di Rete, crea così il suo spazio. Il comitato esecutivo di ogni Associazione (Belgio, Francia ed Italia) si riunisce, solitamente, ogni due mesi. Le Associazioni Nazionali costituiscono un “serbatoio di risorse” per attivare e sviluppare le pratiche terapeutiche di rete laddove emergono delle richieste. In qualità di rete delle reti, queste Associazioni garantiscono alcuni elementi delle “Cliniche di Concertazione”, e rispondono, in particolare, alla stessa esigenza d’apertura assoluta. Le riunioni sono sempre aperte a tutti (le date degli incontri sono sul sito). Senza dimenticare gli intrusi potenziali, i professionisti di diversi livelli vi partecipano, se mostrano un interesse per questo tipo di lavoro. I compiti delle Associazioni Nazionali, sono di analizzare le richieste di attivazione (occasionali o cadenzate) di tali pratiche sui territori o nelle istituzioni dei paesi chiamati in causa per organizzare:

  • Le “Cliniche di Concertazione”
  • Le “Concertazioni Cliniche”
  • I Seminari di sensibilizzazione Le Formazioni
  • Le Supervisioni (intervisioni)
  • Le Formazioni-Azione
  • Il Sostegno istituzionale alle Pratiche di Concertazione
  • Moduli Specifici
  • Seminari sulla Terapia Contestuale e sul Lavoro Terapeutico di Rete”

Le Associazioni Nazionali analizzeranno, ad esempio, le modalità d’installazione di una nuova “Clinica di Concertazione” o di una Formazione e faranno delle proposte di adattamento, se necessario, a coloro che ne fanno domanda. Organizzeranno ugualmente dei dispositivi di Supervisione sulle pratiche concertative. Le Associazioni Nazionali si assumeranno anche l’organizzazione dei vari seminari che avranno luogo sul proprio territorio. Definiranno i livelli di formazione, i contenuti e le modalità della Formazione attuata sul territorio. Le Associazioni Nazionali, infine, assumeranno la gestione del sito della Concertazione (www.concertation.net) del proprio paese.

 


A.I.C.C. (Italia)

L’Associazione Italiana per lo sviluppo della “Clinica della Concertazione” nasce nel 2006 e più precisamente, il quattro ottobre, esattamente, sei anni dopo l’arrivo della “Clinica della Concertazione” in Italia, avvenuta nell’autunno del 2000 grazie all’impegno e all’investimento del
C.F.P.P. Casa di Carità Onlus che, come Agenzia Formativa, interveniva a sostegno delle persone, adulti e minori, “nelle mani di giustizia” attraverso attività di formazione professionale e inserimenti lavorativi all’interno e all’esterno degli Istituti Penitenziari del Piemonte. “La Clinica della Concertazione” si sviluppa velocemente in diversi territori e non solo per interventi nell’ambito della Giustizia ma anche nell’ambito della Scuola, sui temi della Sicurezza, nell’ambito della Disabilità e della Salute Mentale, coinvolgendo un gran numero di operatori dell’aiuto, della cura, dell’educazione e del controllo. Tutto questo richiede e ci spinge a creare spazi di confronto, di ricerca e di riflessioni che trovano soluzione all’interno delle regole e delle modalità che la forma associativa poteva dare. E’ in questo modo che nasce la prima Associazione che ha come scopo lo sviluppo, la ricerca e la formazione della “Clinica della Concertazione” denominata A.I.C.C.
Naturalmente tutto questo non sarebbe stato possibile senza l’I.L.T.F. di Jean Marie LEMAIRE. Grazie a questa “associazione di quartiere” (come la definisce lo stesso Jean Marie che ne è Presidente) è stato possibile far nascere e permettere lo sviluppo della “Clinica della Concertazione” in diversi paesi Europei e non solo.


L’I.L.F.T. (Belgio)

L’ILFT assicura le funzioni e i compiti della struttura internazionale che sono:

  • Vigilare sulla formalizzazione e sull’applicazione dei principi regolatori della “Clinica della Concertazione”
  • Aggiornare e convalidare i supporti pedagogici della Concertazione Clinica (illustrazioni e registrazioni video)
  • Stimolare, inquadrare e diffondere le attività di ricerca ed i loro risultati.


AGENDA, UN INVITO PERMANENTE

L’agenda è lo strumento che garantisce l’apertura delle pratiche dell’aiuto, della cura, dell’educazione e del controllo sui territori dove esse si integrano in terapie di rete grazie alla “Clinica della Concertazione”.

L’Agenda della “Clinica della Concertazione” è un elemento essenziale di questa pratica. Tutte le attività indicate sono accessibili a coloro che manifestano il loro interesse a queste pratiche. È necessario però, avvertire la persona responsabile, questa può negoziare le condizioni della partecipazione e giustificare eventuali restrizioni all’apertura assoluta del dispositivo. Indicando in modo preciso quando e dove si sviluppano le attività legate alla “Clinica della Concertazione”, invitando ogni professionista direttamente, indirettamente o potenzialmente coinvolto a farvi “intrusione”, l’Agenda diventa uno degli strumenti della “Clinica della Concertazione”. Nessuna delle attività che si trovano menzionate può imporre, senza giustificazione, una chiusura ermetica.

Quando “le persone che vivono insieme” conoscono disagi multipli essi convocano, tramite una cascata di deleghe, le persone che, qualche volta senza saperlo, lavorano insieme. Si costituiscono allora dei contesti relazionali estensivi, ricchi di zone di sovrapposizione (zone dove gli utenti e i professionisti sconfinano sistematicamente e reciprocamente negli spazi specifici di ciascuno). La “Clinica della Concertazione”, grazie all’Agenda, propone di allearsi con questa tendenza estensiva, di considerarla addirittura come una risorsa inerente al disagio multiplo attivatore di pratiche di rete. Non si tratta più di  “restituire agli utenti il loro ruolo di protagonista” 4 rinunciare alla confisca con il pretesto che i loro modi di fare, o meglio, di far fare non corrispondono sempre ai modi che ci hanno insegnato nella nostra formazione di operatori dell’aiuto, della cura, dell’educazione e del controllo.

Una tale alleanza ci può sconcertare in quanto:

    • accresce in modo esponenziale la complessità e le tensioni del dispositivo d’intervento;
    • rivela le nostre carenze nelle pratiche del lavoro di rete, mette in evidenza la necessità di una metodologia non rigida ma rigorosa;5 può darci la sensazione di farci perdere la padronanza… ma se tale alleanza è elemento principale di un laboratorio di ricerca può “aiutarci ad apprendere, in particolare nelle occasioni dove gli utenti in disagio multiplo ci convocano, una parte del nostro mestiere che non conosciamo bene: quella che consiste nel lavorare insieme”.

Lo sviluppo di pratiche della staffetta e la valorizzazione dei Campi di Sovrapposizione nel lavoro di rete, attivato dagli utenti in disagi multipli, rimette in questione le pratiche terapeutiche che impongono, come condizione a priori, la chiusura del setting. Si tratta, di conseguenza, di inventare delle pratiche che non pretendono di giustificare l’apertura di uno spazio terapeutico offrendo una garanzia di chiusura prima di essere avviato, ma bensì, al contrario, che richiedono di giustificare ogni chiusura di un dispositivo di intervento che non comporta a priori nessuna frontiera


4I progetti d’intervento che mettono in primo piano questa restituzione accettano implicitamente che questo ruolo è stato confiscato. Questo “implicitamente“ fa scandalo perché non apre la possibilità di far evolvere le pratiche affinché queste confische non si riproducano nel futuro.
5Lemaire J.-M., Vittone E., Despret V., “Clinica della Concertazione”: alla ricerca di un “setting” aperto e rigoroso”. In “Connessioni” n° 10 “Orizzonti cornici prospettive” pp. 99/108, Milano, Marzo 2002.



IL SOCIOGENOGRAMMA

sociogenogramma

 

Dopo anni di pratica il “Sociogenogramma” si è imposto come strumento indispensabile per il Lavoro Terapeutico di rete nelle sue diverse figure: la Clinica del Colloquio, il Passaggio, la “Clinica della Staffetta”, la “Concertazione Clinica”, la “Clinica della Concertazione” e il Coordinamento.

Il “Sociogenogramma” permette di:

  • Mantenere un filo conduttore anche nei momenti più sconcertanti;
  • Evidenziare e valorizzare i campi di sovrapposizione;
  • Identificare e utilizzare le diverse figure del Lavoro Terapeutico di Rete;
  • Fare emergere e arricchire le risorse residuali reperibili nelle reti che sono attivate dalle iniziative, implicite ed esplicite, delle persone che vivono insieme.

Esso si realizza con la partecipazione di tutti i professionisti presenti, attraverso un membro del gruppo, che assume il ruolo di “stampante” o di “sociogenografo”. Troverete, nel paragrafo “Moduli Specifici”, una proposta di formazione in tre giorni alla pratica del “Sociogenogramma”.


 


IL VERBALE

Tutti gli incontri sono verbalizzati. Il verbale è il risultato della trascrizione degli appunti presi dal verbalista durante ogni incontro ed è composto da una parte generale e una specifica. La parte generale contiene: l’elenco delle persone presenti; l’elenco di quelle che sono state invitate; l’elenco delle persone giustificate e i contenuti a carattere generale dell’incontro. La parte generale è destinata alla diffusione più ampia possibile. La parte specifica legata ad una situazione “attivatrice”, può circolare tra le persone presenti all’incontro che, sotto la propria responsabilità, valutano l’oportunità di condividere con altre persone interessate. Gli operatori “convocati” dalla situazione daranno un ritorno ai vari membri della famiglia e ai professionisti direttamente coinvolti assumendosi. È importante che il verbale giunga ai partecipanti, al più tardi, cinque giorni prima del successivo incontro, in modo da inviare eventuali correzioni e commenti che aiuteranno a dare una forma definitiva che sarà validata nel successivo incontro.



LA TRIADE CONCERTATIVA

Per avviare una “Clinica della Concertazione” ci vuole un “fascio di volontà” 7 composto da tre componenti indispensabili: Professionisti dell’aiuto, della cura, dell’educazione e del controllo, Utenti e Politici di prossimità.

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